Sabato 28 Novembre con la conferenza della prof.ssa Giuseppina Romby si è chiuso il ciclo sulla storia e le opere d’arte delle tre chiese Millenarie di Novoli.
Con la relazione della prof.ssa Carla Giuseppina Romby si termina il ciclo di conferenze sulla storia e l’arte delle tre chiese erette nell’anno Mille a Novoli. Che ha offerto elementi essenziali per la ricostruzione dell’identità storica di un quartiere ingiustamente classificato come periferico ed ha illustrato la storia e le valenze architettoniche ed artistiche delle Chiese di Santa Maria a Novoli, di San Cristofano a Novoli e di San Donato in Polverosa.
G.C. Romby Estratto della conferenza del 22. 11. 2025
La chiesa e il monastero di S. Donato a Torri ( in Polverosa)
Agli inizi del l’ XI secolo la pianura a ovest di Firenze appena fuori delle porte urbane era impaludata dalle frequenti esondazioni di torrenti come il Mugnone e il Terzolle oltre che dalle acque del fiume Arno che si diramavano in numerosi meandri creando piccoli invasi lacustri alternati a boschi e sterpaglie che occupavano le aree più rilevate. Acque e boscaglie rappresentavano l’ambiente ideale per vagabondi, ladri e malintenzionati ma anche per chi voleva isolarsi dal mondo e dedicare la sua vita alla preghiera e non è improbabile che qualche romito si fosse costruito una piccola cappella o un rifugio di fortuna (secondo la leggenda il monastero di S. Donato sorgeva sul luogo del romito).
Nonostante le condizioni ambientali non proprio favorevoli all’insediamento umano, l’area era però segnata da una rete viaria che nel corso dei secoli XII-XIV riuscì ad assumere sempre più importanza in rapporto al progressivo affermarsi di Firenze nell’ambito della Toscana di mezzo.
Nel XIII secolo la pianura era attraversata da due strade maestre: quella che muoveva da Porta al Prato e all’altezza di Peretola si diramava verso Brozzi e S. Donnino , e quella che partiva da Porta Faenza per raggiungere Rifredi, Sesto, Prato, passando per la pieve di S. Stefano in Pane.
A queste si affiancava un terzo tracciato che uscendo dalla postierla detta Polverosa, fra Porta Faenza e Porta al Prato, portava a S. Jacopo e S. Donato oltrepassando il ponte sul Mugnone ( passando per via Valfonda).
Si trattava di un fascio di strade di vitale importanza per l’economia fiorentina in competizione-conflitto con le vicine città di Prato e Pistoia, ma anche importante per la organizzazione-controllo del contado più prossimo al centro urbano egemone al quale forniva risorse alimentari, lavoratori e manovalanza da impiegare nei cantieri cittadini.
Va da sé che alla presenza di direttrici viarie di così primaria importanza si sia accompagnata una certa opera di risanamento e regimazione delle acque desinata ad allontanare le inondazioni e la conseguente interruzione di percorsi e collegamenti.
Con un miglioramento del regime idraulico verificatosi nel XI e XII secolo maturarono le condizioni per una crescita di interesse di gruppi familiari cittadini che iniziarono ad acquistare terreni ed a costruire case “da lavoratore” e “da signore” a presidio di beni ed attività produttive ( es. la torre degli Agli).
Un significativo indizio della crescita d’importanza dell’area è dato dal definirsi di complessi religiosi facenti capo a due pivieri importanti come quello di San Giovanni e di santo Stefano in Pane ; apparteneva al piviere di S. Giovanni la chiesa di S. Cristoforo a Novoli, S. Jacopo in Polverosa e S. Donato a Torri, mentre S. Maria a Novoli faceva parte del piviere di S. Stefano in Pane.
Fra gli organismi religiosi del piviere di San Giovanni la chiesa e il monastero di S. Donato a Torri ( poi in Polverosa) sembra quella di più antica origine, forse sorta su un romitorio verso l’anno 1000, sorgeva in prossimità del torrente Mugnone (riva destra) e nel 1154 vi erano insediati i frati agostiniani dell’ordine portuense.
Dell’importanza del monastero fa fede il privilegio concesso dall’imperatore Federico I (Barbarossa) nel 1184 che confermava il possesso di tutti i beni della chiesa e cioè: il chiostro dei canonici con i magazzini, le case dei laici e l’ospedale, gli orti, la terra e la vigna già di un Ildebrando medico, la vigna vicino alla chiesa, i campi da ambedue i lati della via , la vigna di Rifredo e l’acqua del medesimo,il ponte di Rifredo ecc. ecc. fino alla chiesa di S. Andrea in Percussina e del Beato Donnino con tutte le pertinenze.
E’ pensabile che l’aula della chiesa sia stata interessata da un ampliamento se il 2 febbraio 1187 il vescovo di Ravenna Gerardo, procedeva alla ri-consacrazione della chiesa.
Secondo una tradizione nel 1188 si riunirono a S. Donato i crociati in partenza e il priore Buono consegnava a Pazzino dei Pazzi che li comandava uno stendardo per la partecipazione alla crociata (3° crociata).
I monaci agostiniani restarono a S. Donato fino al 1239 quando il 26 settembre subentrarono gli Umiliati, un ordine particolarmente dedito alla lavorazione della lana ; il monastero situato fra torrenti e fossi sembrava il luogo ideale per l’impianto di macchine andanti da acqua (gualchiere) funzionali alla manifattura laniera. M ala presenza degli Umiliati si esaurì nell’arco di qualche decennio e nel 1251 il monastero di S. Donato venne occupato dalle monache agostiniane di S. Cristina a decimo ( fuori San Casciano) che vi rimasero fino al 1809 anno della Soppressione degli ordini religiosi attuata dal governo francese.
La configurazione dello spazio sacro sembra improntata ad una sobrietà architettonica; l’impianto ad aula unica terminante con abside e coperture lignea, era illuminato da finestrelle monofore aperte nelle pareti della navata, decorate nel corso del ‘300 dagli affreschi di un artista della scuola di Bernardo Daddi come Matteo di Pacino (assunzione , S. Sebastiano, S. Giorgio), Rossello di Jacopo Franchi ( S. Pietro e Paolo a sinistra navata), Cenni di Francesco di Ser Cenni ( vicino a Giovanni Biondo- adorazione dei magi 1383), tutti riferiti alla presenza delle monache agostiniane – cistercensi (1259).
Apparterrebbe al possibile ampliamento della chiesa (XII sec.) anche il campanile con la parte basamentale in pietra simile al paramento murario della parete, mentre la parte superiore con vistosi inserti di laterizio è frutto di pesanti interventi di ripristino.
La “Reggia” Demidoff
Il vecchio monastero di S. Donato in Polverosa in abbandono dopo le soppressioni napoleoniche (1809) venne acquistato dal conte Nicola Demidoff ; trasformato in villa dall’arch. Giovan Battista Silvestri (lavori 1827- 1831); la tipologia ad U riprende la soluzione sperimentata da Poccianti e Cacialli a Poggio Imperiale. Alla morte del conte Nicola (1828) la villa passa al secondogenito Anatolio che prosegue l’opera di ampliamento-abbellimento: il parco viene arricchito da serre, fontane e statue, mentre nella villa si costruisce il teatro. Nel 1856 Gaetano Bianchi restaura gli affreschi della chiesa trasformata in biblioteca.
Negli anni 1837- 38 si piantano gelsi nella tenuta e nel 1839 si produce la prima seta; lavorano 200 donne – nel 1841 si intensifica la produzione di tessuti con l’installazione di 48 telai e la costruzione di magazzini e locali per la vendita fino attiva fino al 1844.
Nel 1880 Anatolio muore a Parigi; la villa e le opere d’arte messe all’asta e i Demidoff acquistano Pratolino. (Opere d’arte in due sale dedicate ai Demidoff nel museo d’arte moderna di palazzo Pitti)
1917 progetto di Novoli quartiere industriale
Distruzione bellica e abbandono ; lottizzazione del parco
Recuperi e restauri
1965 strappo degli affreschi trecenteschi della chiesa
1968 gli affreschi vengono ricollocati in chiesa
1995-97 recupero del transetto destro già utilizzato da una autocarozzeria; inaugurazione il 2 febbraio 1998
2008 recupero della facciata della chiesa
2019 inaugurazione della piazza antistante la chiesa