Relatori : Giuseppina Romby Prof.ssa Università di Firenze, Beatrice Bongini Storica dell’Arte
Si ringrazia la prof.ssa Giuseppina Romby di averci permesso di pubblicare il testo della sua relazione
Anno 1000: architettura ed arte nelle chiese di Novoli 10 maggio 2025
Agli inizi del 1′ XI secolo la pianura a ovest di Firenze appena fuori delle porteurbane era impaludata dalle frequenti esondazioni di torrenti come il Mugnone e il Terzolle oltre che dalle acque del fiume Arno che si diramavano in numerosi meandri creando piccoli invasi lacustri alternati a boschi e sterpaglie che occupavano le aree più rilevate. Acque e boscaglie rappresentavano l’ambiente ideale per vagabondi, ladri e malintenzionati ma anche per chi voleva isolarsi dal mondo e dedicare la sua vita alla preghiera e non è improbabile che qualche romito si fosse costruito una piccola cappella o un rifugio di fortuna (secondo la leggenda il monastero di S. Donato sorgeva sul luogo del romito). Nonostante le condizioni ambientali non proprio favorevoli alf insediamento umano,I’area era però segnata da una rete viaria che nel corso dei secoli XII-XIV riuscì ad assumere sempre più importanza in rapporto al progressivo affermarsi di Firenze nell’ambito della Toscana di mezzo. Nel XIÌI secolo la pianura era attraversata da due strade maestre: quella che muoveva da Porta al Prato e aII’altezza di Peretola si diramava verso Brozzi e S. Donnino e quella che partiva da Porta Faenza per raggiungere Rifredi, Sesto, Prato, passando per la pieve di S. Stefano in pane. A queste si affiancava un terzo tracciato che uscendo dalla postierla detta polverosa, fra Porta Faenza e Porta al Prato, portava a S. Jacopo e S. Donato oltrepassando il ,ponte sul Mugnone ( passando per via Valfonda). Si trattava di un fascio di strade di vitale importanza per l’economia fiorentina in competizione-conflitto con le vicine città di Prato e Pistoia, ma anche importante per la organizzazione-controllo del contado più prossimo al centro urbano quale forniva risorse alimentari, lavoratori e manovalanza da impiegare nei cantieri cittadini.
Va da sé che alla presenza di direttrici viarie di così primaria importanza si sia accompagnata una certa opera di risanamento e regimazione delle acque desinata ad allontanare le inondazioni e la conseguente interruzione di percorsi e collegamenti. Con un miglioramento del regime idraulico verificatosi nel XI e XII secolo maturarono le condizioni per una crescita di interesse di gruppi familiari cittadini che iniziarono ad acquistare terreni ed a costruire case “da lavoratore” e “da signore, a presidio di beni ed attività produttive ( es. la torre degli Agli). Un significativo indizio della crescita d’importanza dell’area è dato dal definirsi di complessi religiosi facenti capo a due pivieri importanti come quello di San Giovanni e di santo Stefano in Pane ; apparteneva al piviere ai S. Giovanni la chiesa di S. Cristoforo a Novoli, S. Jacopo in Polverosa e S. Donato a Torri, mentre S. Maria a Novoli faceva parte del piviere di S. Stefano in Pane. Fra gli organismi religiosi del piviere di San Giovanni la chiesa e il monastero di S. Donato a Torri ( poi in Polverosa) sembra quella di piu antica origine, forse sorti su un romitorio verso l’anno 1000, sorgeva in prossimità del torrente Mugnone (riva destra) e nel 1154 vi erano insediati i frati Agostiniani dell’ordine portuense. Dell’importanza del monastero fa fede il privilegio concesso dall’imperatore Federico I (Barbarossa) nel 1184 che confermava il possesso di tutti i beni della chiesa e cioè: il chiostro dei canonici con i magazzini, le case dei laici e l’ospedale, gli orti, la terra e la vigna già di un Ildebrando medico, la vigna vicino alla chiesa, i campi da ambedue i lati della via , la vigna di Rifredo e l’acqua del medesimo,il ponte di Rifredo ecc. ecc. fino alla chiesa di S. Andrea in Percussina e del Beato Donnino con tutte le pertinenze. E’ pensabile che l’aula della chiesa sia stata interessata, nel corso del Trecento, da un ampliamento se il 2 febbraio 1187 il vescovo di Ravenna Gerardo, procedeva alla riconsacrazione della chiesa. Secondo la tradizione nel 1188 si riunirono a S. Donato i crociati in partenza e il priore Buono consegnava a Pazzino dei Pazzi che li comandava uno stendardo per la partecipazione alla crociata (3° crociata). I monaci agostiniani restarono a S. Donato fino al 1239 quando il 26 settembre subentrarono gli Umiliati, un ordine particolarmente dedito alla lavorazione dellaIana; il monastero situato fra torrenti e fossi sembrava il luogo ideale per l’impianto di macchine andanti da acqua (gualchiere) funzionali alla manifattura laniera.
Ma la presenza degli Umiliati si esaurì nell’arco di qualche decennio e nel 1251 il monastero di San Donato venne occupato dalle monache agostiniane di S. Cristina a decimo (fuori San Casciano) che vi rimasero fino al 1809 anno della Soppressione degli ordini religiosi attuata dal governo francese. La configurazione dello spazio sacro sembra improntata ad’una sobrietà architettonica; l’impianto ad aula unica terminante con abside e coperture lignea, era illuminato da finestrelle monofore aperte nelle pareti della navata, decorate nel corso del ‘300 dagli affreschi da un artista della scuola di Bernardo Daddi come Matteo di Pacino (assunzione , S. Sebastiano, S.Giorgio, Rossello di Jacopo Franchi ( S.Pietro e Paolo a sinistra navata),Francesco di Ser Cenni ( vicino a Giovanni Biondo- adorazione dei magi 1383), tutti riferiti alla presenza delle monache agostiniane – cistercensi (1259). Apparterrebbe al possibile ampliamento della chiesa (XII sec.) anche il campanile con la parte basamentale in pietra simile al paramento murario della parete, mentre la parte superiore con vistosi inserti di laterizio è frutto di pesanti interventi di ripristino.
S. Cristoforo a Novoli
Si ha notizia della chiesa di S. Cristoforo nel 1069 quando il modesto edificio sorgeva sulle rive dell’Arno o di un ramo dello stesso che si incuneava tra i terreni più rilevati formando delle piccole “isole”. E’ quindi pensabile che l’edificio fosse prossimo ad un traghetto o guado del fiume , testimoniato oltre che dalla significati titolazione a S. Cristoforo, la cui figura era dipinta ( sec. XIV) sotto il piccolo portico, dalla quota ribassata rispetto al piano stradale . La chiesa si sviluppa secondo un impianto ad aula unica terminante ad abside e copertura lignea.
S. Maria di Novoli
Le prime notizie della chiesa di S. Maria a Novoli sembrano risalire al 1162 quando è ricordata in un atto notarile di vendita di terreni, ed è pensabile che la chiesa fosse esistente da tempo e costituisse un ulteriore elemento di riferimento in un’area spesso invasa dalla acque. Proprio la disastrosa alluvione dell’Amo del 1201 provocò la distruzione dell’originario edificio che venne ricostruito su terreni più sicuri appartenenti al piviere ai S. Stefano in Pane. La tipologia plarimetica adottata conferma la sobria semplicità dell’aula unica comune alle chiese di San Cristoforo o e di S. Donato L’ edificio venne arricchito nel 1567 dal portico di facciata che ne riconfigurava l’aspetto esterno secondo il gusto moderno; ed anche la realizzazione ( 1647) del portale di facciata dà conto dei numerosi aggiornamenti verificatisi nel tempo. Sono legati al mecenatismo d’arte di gruppi familiari che detenevano nella zona ville e fattorie le opere d’arte che ornavano lo spazio sacro fra cui il Crocifisso attribuito al Giambologna ( abside) e il dipinto della Madonna col Bambino ( attribuito a Ghirlandaio). E’ poi di particolare interesse la decorazione pittorica dell’Oratorio della Confraternita dell’Assunzione di Maria sorto accanto alla chiesa e realizzati dal pittore Bartolomeo Salvestrini negli anni 1608-1613. Queste tre chiese , S. Donato, S. Cristoforo, e S. Maria formavano un triangolo nella plaga delimitata dai torrenti Terzolle e Mugnone e divennero altrettanti capisaldi per il popolamento di questa parte del contado nel XV e XVI secoio.
NeI XIV e XV secolo famiglie fiorentine possedevano case e terre fra cui gli Anselmi, Vecchiett, Davizzi. Strozzi, Pitti, Ginori, Sassetti, Agli.
Ville e fattorie
Pozzolini dell’Ospedale degii Innocenti costruita da BuontalentiVilla il Sassetto, i Sassetti la venderono ai Davizzi nel 1344. Nel 1778 venduta aiDel Turco e poi Rosselli del Turco. Villa Aruch, risale al XIV secolo (villa dell’ Olmatello) fu degli Adimari, poi dei Pitti e dei frati della SS. Annunziata (oratorio barocco) Villa Oblach casa da signore Villa Carobbi , origine trecentesca palagio degli Strozzi poi Panciatichi , Carobbiconosciuta come Villa delle Sciabbie con parco, stalle , oratorio.
Torre degli Agli, sec. XIV- 1605 , Caterina degli Agli vende a Niccolò Panciatichi, ampliamenti e decori di Bernardino Poccetti, parco. Fu incontro tra Ferdinando I e Cristina di Lorena.